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November 12 Vergogna nel calcio
Il vocabolario italiano TRECCANI dà la seguente definizione di gioco: giòco (letter. Giuòco)[lat. iocus “scherzo,burla”, poi “gioco”]: qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in un gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali ed intellettive. Personalmente mi sembra di non leggere e nemmeno intravedere in questa definizione la parola MORTE. Forse è un mio limite, forse non so bene leggere tra le righe, ma se è percepibile allora significa che la definizione è troppo ermetica per me e non riesco a comprenderla nella sua totalità. Se noi cercassimo sullo stesso vocabolario anche la definizione di calcio non ci stupiremmo sicuramente se fosse descritto come un gioco, è giusto che sia così. A questo punto le domande da farsi sono queste: il calcio è un veramente un gioco?Oppure: nei giochi è veramente concepita la possibilità di poter morire?O c’è qualcos’altro? Domenica 11 Novembre, prima che scoccasse la sacra ora delle 15, ora di inizio delle partite di serie A, è stata aggiunta una nuova lapide nel cimitero dei morti “da calcio”. Un ragazzo di 28 anni infatti è stato ucciso, da un agente della polizia stradale al quale pare sia partito accidentalmente un colpo , in seguito ad alcuni scontri tra tifosi juventini e laziali nei pressi di Arezzo. Il grave di questa morte è che non si tratta della prima avvenuta in Italia per una partita di calcio. No, già l’anno scorso c’era stata la morte del poliziotto Raciti durante scontri tra tifosi di Palermo e Catania, anni prima la morte del genoano Vincenzo Spagnolo, poi la falsa morte del bambino nel derby e si potrebbe continuare enumerando anche altri gravi incidenti. Fatto ben più grave,a mio avviso, è che potrebbe non essere l’ultimo episodio sgradevole. Questa situazione potrà riproporsi a meno che non verranno presi dei provvedimenti seri per sanare questa piaga e non ritardando l’inizio delle partite di 10 minuti o sospendendo il campionato per 2 giornate salvo poi prendere in mano una calcolatrice, scientifica ovviamente perché gli zeri sono tanti, per valutare che la perdita economica sarebbe troppo elevata e ridurre la sospensione ad una giornata. Si riproporrà finché verrà data l’opportunità a 30 energumeni, frustrati dalla vita, di poter spaccare a calci i vetri protettivi (protettivi?In un gioco servono delle protezioni per separare i partecipanti dai giocatori?Non l’avrei mai pensato, forse mi sono perso qualche passaggio allora) e minacciare di fare un “culo così” a tutti nel caso in cui si decida di giocare una partita. Si riproporrà finchè saremo incapaci di vietare ai motorini che siano privi di biglietto di entrare in curva! Si riproporrà finchè si tirerà fuori la parola “fascisti” ogni volta che la polizia fa una carica sui tifosi più “vivaci”. Si riproporrà, si riproporrà, si riproporrà. Rispondendo alle domande poste precedentemente non c’è alcun dubbio sul fatto che il calcio sia un gioco e nemmeno che nel gioco sia contemplata la morte o i feriti. Il problema più grosso è la carenza di cultura sportiva. Ogni domenica sembra di assistere ad una rivisitazione del romanzo di Stevenson Dr.Jeckill e Mr.Hide. Persone che nei primi 6 giorni della settimana sono rispettabilissime, tranquille, moderate e che la domenica, quasi come contrappasso ai racconti biblici, non si riposano ma piuttosto si trasformano, vittime della passione per la propria squadra e per l’odio per la squadra avversaria. I punti fondamentali sono: urlare, inveire contro l’arbitro sia nel bene che nel male, ricordargli che è un cornuto, cantare odio “la città in cui gioca la squadra avversaria”, non applaudire mai per una giocata avversaria, urlare “devi morire” ogni volta che un avversario è per terra, non riconoscere mai di aver giocato peggio! Purtroppo non è semplice accrescere la sportività di un pubblico, di un popolo, di una nazione quindi è necessario almeno trovare un escamotage che permetta di mascherare questa lacuna ed evitare certi spiacevoli incidenti. Non credo che in Inghilterra siano riusciti solo con una “catechesi” sportiva ad evitare gli incidenti negli stadi. Negli anni 90 gli inglesi erano stati esclusi dalle coppe europee, non perché troppo forti ma per motivi di scarso fair-play(correttezza). Non credo sia stato possibile rieducare tutto un popolo in meno di 20 anni ma è stato almeno raggiunto l’obiettivo di bloccare il fenomeno violenza. Questo grazie a delle leggi precise, dure, che impediscono ad un tifoso violento l’ingresso in uno stadio di calcio se sorpreso in atti violenti o mirati a condizionare il regolare svolgimento di una partita. Al tifoso del Celtic di Glasgow, reo di aver dato un buffetto a Dida nella partita contro il Milan, è stato impedito l’ingresso in uno stadio di calcio inglese per il resto della sua vita. E in Italia cosà succederà a quei tifosenquenti che mascherati tipo carnevale tentavano di sfondare il vetro ed entrare nello stadio di Bergamo? Forse gli verrà detto di non farlo più sennò riceveranno il carbone nella calza della befana ma non credo molto di più. E come procedere nei confronti degli organizzatori dei cori che si levavano con orgoglio dalle curve: 10-100-1000 Raciti? E sugli pseudo-tifosi che fischiano nei minuti di silenzio?Vanno lasciati liberi di farlo? Purtroppo siamo di fronte ad un cancro sportivo, non ad un’influenza; tante domande sono state poste e tante rimangono inesorabilmente senza risposta, ma forse è giusto così…..in un gioco non è previsto che vengano fatte troppe domande.
Matteo Martorella
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